Fondo pensione: cos’è e come funziona

In Italia la struttura del sistema pensionistico è costituito da tre livelli detti “pilastri”: la pensione pubblica di base, la previdenza complementare su base collettiva e quella su base individuale.

Il secondo ed il terzo pilastro hanno l’obiettivo di integrare il trattamento pensionistico della previdenza obbligatoria, in modo tale da assicurare il mantenimento di un adeguato tenore di vita, una volta cessata l’attività lavorativa.

In base all’articolo 1 del Decreto legislativo n.252 del 2005 l’adesione alle forme pensionistiche complementari è sempre libera e volontaria.

Il terzo pilastro abbraccia tutte le forme pensionistiche complementari di tipo individuale che sono attuate mediante l’adesione ai fondi pensione aperti e la sottoscrizione di polizze vita individuali (PIP) alimentate da contributivi individuali del soggetto aderente.

Ancora poco diffuso in Italia, rispetto al resto dell’Europa, il fondo pensione complementare ricopre un ruolo sempre maggiore.

Il suo fine è quello di integrare economicamente le future rendite pensionistiche provenienti dal settore pubblico e compensare le prestazioni erogate dal primo pilastro, potendo beneficiare di interessanti vantaggi fiscali.

In questa guida raccogliamo tutte le informazioni più importanti su cosa sono e come funzionano i fondi pensione integrativa.

Fondo pensione: cosa è?

I fondi pensione sono organismi costituiti come soggetti giuridici di natura associativa che hanno come obiettivo quello di garantire agli aderenti trattamenti previdenziali integrativi rispetto a quelli obbligatori, previsti dalla normativa vigente.

I Fondi pensione integrativa adempiono a questa funzione attraverso la gestione finanziaria dei contributi versati dagli aderenti.

Fondi pensione integrativa: quando sono nati?

I Fondi pensione sono stati costituiti in seguito alla riforma del sistema del sistema previdenziale pubblico con il Decreto Legislativo n.124 del 1993 e, con la riforma del 2005, Decreto Legislativo n.252, che ha definitivamente abrogato il Decreto 124/1993.

Da questo ultimo intervento normativo, i fondi pensione hanno avuto un forte incentivo allo sviluppo ed un notevole incremento dei flussi contributivi.

Chi può aderire ai Fondi Pensioni complementari?

L’adesione ai fondi è sempre e solo facoltativa, mai obbligatoria, diversamente dal primo pilastro.

I soggetti che possono aderire sono i lavoratori dipendenti privati e pubblici, i lavoratori autonomi, i Liberi Professionisti, i Freelancer, i soci lavoratori di cooperative e anche i non titolari di reddito (solo per le forme pensionistiche individuali).

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Fondi pensione: quali sono le tipologie?

Una prima distinzione è quella tra i fondi a prestazione definita e quelli a contribuzione definitiva.

Fondi pensione a prestazione definita

Il rendimento di questa tipologia di Fondi pensione è predefinito: il fondo si impegna a corrispondere una prestazione predeterminata (ad esempio un’integrazione percentuale della pensione pubblica).

Per raggiungere questo obiettivo può essere richiesto all’aderente di aumentare i contributi.

Si tratta di una forma pensionistica complementare che si caratterizza per il fatto che i livelli di copertura previdenziale sono determinati a priori.

Fondi pensione a contribuzione definita

Si tratta di fondi pensione i cui contributi sono predefiniti, mentre il rendimento dipende dalla contribuzione effettuata e dal rendimento ottenuto dalla gestione finanziaria dei contributi versati dall’aderente.

Si deve puntualizzare che, mentre i lavoratori autonomi e i liberi professionisti possono scegliere tra fondi a prestazione definita e a contribuzione definita, i lavoratori dipendenti possono aderire solo ai fondi pensione a contribuzione definitiva.

Entrambe le tipologie di Fondi Pensioni sono gestite in regime a capitalizzazione: i sistemi finanziari di gestione a capitalizzazione correlano la contribuzione versata alle prestazioni spettanti agli aderenti.

Al termine dell’attività lavorativa, il lavoratore riceve il flusso pensionistico commisurato al capitale accumulato nel corso degli anni.

Fondi Pensioni Aperti e Chiusi: come funzionano?

Una seconda classificazione dei Fondi Pensione è tra Fondi chiusi e Fondi aperti.

Fondi pensione chiusi: come funzionano?

Come suggerisce la denominazione si tratta di fondi pensione riservati ad una platea di aderenti definita. Infatti, sono riservati ai lavoratori che hanno caratteristiche omogenee sia territoriali che professionali.

Possono aderire a questa forma di pensione integrativa:

  • gli appartenenti ad una determinata categoria o comparto o delimitazione territoriale;
  • raggruppamenti di lavoratori autonomi o di Liberi Professionisti;
  • dipendenti di una stessa impresa o di un gruppo di imprese;
  • raggruppamenti di soci e lavoratori di cooperative.

L’adesione dei lavoratori a questa tipologia di fondo pensione dipende dall’appartenenza alla categoria dei soggetti che l’hanno istituito.

Questa tipologia di fondi è detta anche “negoziale” perché nascono dalla contrattazione (accordi collettivi aziendali, regolamenti di enti, accordi tra soci lavoratori, etc.).

Fondi pensione aperti: come funzionano?

Rispetto ai fondi pensione chiusi, questi non sono ad ambito definito e non si rivolgono a soggetti definiti. Possono, infatti, aderire anche tutti coloro che non possiedono i requisiti necessari per accedere ad un fondo pensione chiuso.

L’adesione può avvenire, oltre che su base individuale, anche su base collettiva.

I fondi aperti si distinguono da quelli chiusi anche perché sono istituiti direttamente da un soggetto vigilato (banche SIM, SGR e Compagnie Assicurative).

Il patrimonio del fondo è autonomo e separato dal soggetto gestore e non possono essere ammesse azioni esecutive da parte dei creditori del soggetto gestore.

Inoltre, il fondo pensione aperto può essere solo in regime di contribuzione definita: l’entità delle prestazioni pensionistiche del fondo è determinata in funzione della contribuzione effettuata ed in base al principio della capitalizzazione.

Infatti, ogni fondo pensione può essere articolato in un certo numero di comparti che prevedono diverse linee di investimento (azionaria, obbligazionaria, bilanciata, monetaria).

Ciò consente ad ogni aderente di scegliere uno o piò comparti in cui fare confluire i versamenti contributivi, con la possibilità di modificare nel tempo tale destinazione.

Piani Individuali Pensionistici (PIP): cosa sono e come funzionano?

Le polizze FIP, introdotte con Decreto Legislativo del 18 febbraio 2000 n.47, poi abrogato dal Decreto Legislativo 252/2005, sono particolari polizze vita che prevedono prestazioni pensionistiche erogabili in rendita e, in parte, anche in capitale.

La finalità delle forme pensionistiche individuali è quella di costituire un’integrazione previdenziale su base individuale e volontaria.

I PIP o Piani individuali pensionistici sono un’altra tipologia di fondo pensione: il lavoratore decide di sottoscrivere un’assicurazione vita.

Il capitale versato da ogni aderente rimane separato dall’attività dell’ente che gestisce il fondo, e a vigilare è la Covip.

I PIP si sviluppano in due fasi: un primo periodo definito fase di accumulo ed uno definito fase di erogazione.

Per fase di accumulo si intende il lasso temporale compreso tra la data di effetto del contratto e la data di accesso alle prestazioni pensionistiche. In tale periodo, il contraente versa i premi che concorrono alla determinazione del capitale che sarà utilizzato per l’erogazione della prestazione previdenziale. Per fase di erogazione si intende il periodo successivo alla fase di accumulo: l’impresa assicurativa o la SIM o SGR eroga la prestazione pensionistica.

Esistono tre forme di gestione finanziaria dei Piani Individuali Pensionistici:

  • contratti di tipo rivalutabile, la cui prestazione è legata all’andamento di un fondo a gestione separata;
  • contratti di tipo Unit Linked, in cui i premi versati sono investiti in uno o più fondi assicurativi interni della Compagnia o in un fondo comune d’investimento;
  • i contratti multiramo con gestione life cycle, cioè con meccanismo automatico di investimento che collega le diverse linee di investimento alle diverse fasi della vita professionale.

PIP o Fondo pensione aperto: quale scegliere?

L’adesione ai PIP è anch’essa libera e volontaria, non essendo legata necessariamente ad una determinata occupazione o all’esercizio di una Libera Professione o di un lavoratore autonomo.

I soggetti che possono aderire ai PIP sono gli stessi interessati ai fondi pensione aperti e anche le prestazioni ed il trattamento fiscale sono assimilabili.

Il fondo pensione aperto, tuttavia, consente anche adesioni di tipo collettivo, mentre i PIP solo adesioni individuali.

Inoltre, i PIP permettono un rendimento minimo garantito, oltre che la garanzia di consolidamento dei risultati.

Infatti, gli attivi posti a copertura degli impegni di natura previdenziale costituiscono un patrimonio separato ed autonomo rispetto agli altri attivi della Compagnia.

Il patrimonio del PIP destinato agli aderenti non è “intaccabile” dai creditori e non può essere coinvolto nelle procedure concorsuali.

 

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